Sanità innovativa

A Modena debutta l’archivio robotizzato per i campioni biologici

Investimento da 600mila euro per automatizzare conservazione e recupero dei blocchetti FFPE.

A Modena debutta l’archivio robotizzato per i campioni biologici

Al Policlinico di Modena è stato inaugurato il nuovo archivio robotizzato di anatomia patologica, progettato per rendere più sicura e rapida la conservazione dei campioni biologici utilizzati nella diagnosi. L’intervento ha richiesto un investimento complessivo di circa 600mila euro ed è il risultato del progetto SHIELD, acronimo di sicurezza ed efficienza nella gestione degli archivi di anatomia patologica.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che ha assunto il ruolo di ente capofila, insieme alle aziende sanitarie modenesi e a Logimatic Components & Consulting S.p.A. per la componente tecnologica.

Come funziona il sistema

Il nuovo impianto automatizza le operazioni di archiviazione e recupero dei campioni di tessuto conservati in paraffina, i cosiddetti blocchetti FFPE. Attraverso una gestione informatizzata, il sistema consente di tracciare i materiali durante tutte le fasi della conservazione, riducendo le attività manuali e il rischio di errori nella ricerca dei campioni.

L’automazione è pensata anche per diminuire i tempi necessari a reperire i blocchetti in caso di revisione dei vetrini, ulteriori indagini molecolari o confronti con precedenti anamnestici. In questo modo, secondo quanto spiegato dai promotori, può essere accelerata la refertazione e migliorata l’organizzazione del percorso clinico del paziente.

Le ricadute sulla diagnostica

Il progetto punta inoltre a rendere più ordinata la produzione e la gestione dei dati prognostici e predittivi, elementi rilevanti per la medicina di precisione e per la definizione di terapie personalizzate. L’archivio permette di concentrare un numero elevato di campioni in uno spazio limitato, mantenendo un controllo puntuale sulle modalità di conservazione e di recupero.

Albino Eccher, professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore dell’Anatomia patologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, ha sottolineato che l’intervento riguarda un’attività spesso poco visibile, ma essenziale per la diagnosi: la conservazione e il reperimento dei materiali. Per Eccher, l’innovazione non consiste soltanto nell’introduzione del robot, ma nella possibilità di riorganizzare l’intero processo rendendolo più efficiente e affidabile.

Il direttore dell’AOU Modena, Luca Baldino, ha inquadrato la realizzazione dell’archivio nella strategia dell’azienda, orientata a investire in infrastrutture e tecnologie a supporto dell’evoluzione della medicina e della diagnostica. La conservazione dei campioni biologici, ha osservato, rappresenta una risorsa utile non solo per le diagnosi attuali, ma anche per le esigenze future dell’attività clinica e della ricerca.