La violenza giovanile e il ruolo della rete nella diffusione dei comportamenti devianti sono stati al centro di un incontro organizzato nella sede dell’Ordine dei medici di Modena. Psichiatri, psicologi e specialisti delle dipendenze hanno analizzato il disagio degli adolescenti, soffermandosi sull’abbassamento dell’età di chi commette reati, sull’uso degli smartphone e sui rischi legati ad alcol e stupefacenti.
Alla discussione hanno partecipato il presidente dell’Ordine, Carlo Curatola, la psichiatra e psicoterapeuta Matilde Forghieri, il dottor Gaspare Palmieri, psichiatra, e Massimo Bigarelli, direttore della struttura complessa nord di farmacologia e tossicologia clinica. Tra gli interventi anche quelli della psicologa Sara Molesini e della dottoressa Matilde Ferrari Amorotti.
L’effetto amplificatore della rete
Secondo Matilde Forghieri, nel periodo successivo alla pandemia la criminalità giovanile è aumentata soprattutto nella fascia compresa tra i 13 e i 15 anni. Una personalità ancora in formazione, ha spiegato la specialista, può essere maggiormente influenzata dai meccanismi di aggregazione e di ricompensa tipici dei social network.
La psichiatra ha collegato questo fenomeno anche ai recenti disordini nelle piazze e all’episodio avvenuto a Modena, dove circa 50 studenti hanno assaltato un supermercato. La rete, secondo l’analisi proposta durante l’incontro, non sarebbe necessariamente la causa dei comportamenti violenti, ma può contribuire ad amplificarli, renderli più visibili e favorire forme di emulazione.
Forghieri ha parlato del cosiddetto crime to play, cioè della trasformazione dell’azione criminosa in un’esperienza vissuta con modalità quasi ludiche. In questo quadro, assumere l’identità del cattivo sui social può diventare una forma di riconoscimento, anche se negativa. La ricerca di una gratificazione immediata e la rapidità del riscontro online possono inoltre spingere alcuni ragazzi verso condotte sempre più estreme.
Alcol, sostanze e prevenzione
Massimo Bigarelli ha richiamato l’attenzione sui casi di doppia diagnosi e sui comportamenti a rischio, tra cui l’abuso di alcol e il binge drinking. Sempre più giovani, è stato sottolineato, arrivano in ospedale dopo aver assunto quantità eccessive di bevande alcoliche. Viene inoltre segnalata una crescita dell’uso di cocaina e crack, insieme a forme di dipendenza legate al telefono e ai social.
Gaspare Palmieri ha invitato a considerare la complessità del contesto sociale e familiare. I social, ha osservato, possono agire da amplificatori, mentre il cervello degli adolescenti è ancora in evoluzione e l’utilizzo della tecnologia dovrebbe essere seguito dagli adulti. La prevenzione, ha aggiunto Sara Molesini, deve iniziare prima che il disagio si trasformi in comportamento problematico.
In conclusione, Matilde Ferrari Amorotti ha sottolineato la necessità di coinvolgere anche i genitori, attraverso un’educazione che li aiuti ad assumere un ruolo più consapevole nel rapporto con i figli. L’obiettivo dell’incontro è stato quindi mettere in relazione disagio psicologico, violenza e dipendenze, individuando strumenti di prevenzione e di intervento rivolti ai più giovani e alle loro famiglie.