Dopo gli ultimi episodi di violenza giovanile a Modena, i quattro assessori che compongono il Tavolo inter-assessorile sui giovani intervengono nel dibattito con una proposta che punta a superare la sola risposta repressiva. Francesca Maletti, assessora a Sanità, salute e sani stili di vita, Federica Venturelli, assessora alle Politiche educative, Alessandra Camporota, assessora alla Sicurezza urbana integrata e coesione sociale, e Andrea Bortolamasi, assessore alle Politiche giovanili e sport, chiedono un’azione coordinata per prevenire il disagio e accompagnare i ragazzi anche quando hanno commesso errori.
Secondo gli assessori, chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, rispettare le regole e, quando possibile, riconoscere e riparare il danno provocato. La punizione e l’esclusione, però, non possono rappresentare l’unica risposta. Il Comune intende quindi affiancare alla necessaria responsabilizzazione un lavoro di ascolto e presa in carico, con l’obiettivo di evitare che comportamenti di teppismo o microcriminalità si trasformino in percorsi più gravi.
Prevenzione e corresponsabilità
La devianza minorile, osservano i componenti del Tavolo, non nasce dal nulla e non può essere spiegata soltanto con l’influenza dei social network. Tra le cause indicate ci sono la povertà educativa e la solitudine relazionale, condizioni che possono spingere alcuni ragazzi fragili o di seconda generazione a cercare nel gruppo identità e protezione. Per questo la risposta dovrebbe intervenire prima che il disagio si consolidi, attraverso un patto di corresponsabilità tra Comune, Prefettura, Questura, Autorità giudiziaria, scuole, famiglie e terzo settore.
Nel progetto delineato dagli assessori, le scuole mantengono un ruolo centrale ma non devono essere lasciate sole. L’educativa di strada dovrebbe continuare a portare gli operatori nei luoghi frequentati dai ragazzi, mentre la presenza delle istituzioni non dovrebbe limitarsi al controllo, ma servire anche a costruire fiducia e intercettare bisogni rimasti senza risposta. Tra gli strumenti già sperimentati negli istituti vengono citati il medieducatore e gli sportelli di ascolto, da affiancare ad altre forme di intervento.
Percorsi per chi è già stato segnalato
Un passaggio centrale riguarda i giovani individuati dalle forze dell’ordine o segnalati dalle scuole per episodi di teppismo e microcriminalità. L’amministrazione, secondo la proposta, non dovrebbe limitarsi a delegare il caso alla magistratura, ma contattare direttamente le famiglie per costruire un’alleanza educativa. Ai ragazzi verrebbe chiesto di assumersi le proprie responsabilità, mentre alle famiglie e alle istituzioni spetterebbe il compito di accompagnarli senza abbandonarli nel momento più delicato.
Le ipotesi di lavoro comprendono percorsi educativi e riparativi personalizzati, laboratori, iniziative di protagonismo civico e occasioni di impegno concreto per la comunità. Anche sport e cultura vengono indicati come strumenti per favorire la partecipazione e il senso di appartenenza. Il riferimento è alla giustizia riparativa, intesa come possibilità di riconoscere il danno, porvi rimedio e cambiare comportamento. Le proposte saranno approfondite nelle prossime sedute del Tavolo inter-assessorile sui giovani.