Si è svolta al tribunale di Modena l’udienza dedicata all’esame della perizia sulle condizioni psichiche di Salim El Koudri, il 31enne accusato dell’attentato avvenuto il 16 maggio in via Emilia Centro. Il giovane è stato accompagnato in aula alle ore 9 e ha seguito la discussione per quasi tre ore, alla presenza dei familiari di Monica Esposito e dei legali delle altre persone coinvolte nella strage.
Il collegio incaricato degli accertamenti ha rilevato nel 31enne evidenti disagi psichici, ma ha escluso che la patologia possa essere considerata determinante per l’azione. La conclusione principale è che non sarebbe emerso un nesso causale tra il disturbo diagnosticato e il gesto compiuto. Il tema centrale dell’udienza ha riguardato quindi la capacità di intendere e di volere dell’indagato al momento dei fatti.
Le posizioni della difesa
L’avvocato Fausto Gianelli, difensore di El Koudri, ha spiegato che la strategia non punta a ottenere una totale assoluzione per vizio di mente. Secondo il legale, il giovane si sarebbe reso conto di ciò che stava facendo mentre guidava a velocità elevata nel centro di Modena. La difesa, tuttavia, sostiene che la capacità di intendere e di volere possa essere stata parzialmente compromessa dalla condizione psichiatrica.
Gianelli ha inoltre richiamato l’esistenza di un disturbo che, a suo giudizio, avrebbe avuto un’efficacia causale nella vicenda. La tesi difensiva è dunque che El Koudri fosse consapevole dell’azione, ma che in quel momento fosse condizionato dalla propria condizione mentale. Il legale ha escluso invece, sulla base delle contestazioni formulate dalla Procura, la presenza di un’aggravante legata al terrorismo, sostenendo che il movente individuato sarebbe diverso.
Il movente al centro del confronto
Di segno opposto la posizione dell’avvocata Debora De Cicco, che assiste Giovanni Esposito, fratello di Monica. La legale ha espresso adesione alle conclusioni del collegio peritale e ha sostenuto che l’accusato abbia agito in piena capacità di intendere e di volere, senza un’infermità psichica alla base del gesto.
La stessa difesa della famiglia ha però contestato le valutazioni relative al movente. Secondo De Cicco, l’azione non sarebbe riconducibile a frustrazione o isolamento sociale, ma a una possibile spinta ideologica. L’avvocata ha chiesto che l’analisi si concentri anche sul materiale informatico e sulle ricerche effettuate online, ritenute indicative di una matrice jihadista. La contestazione riguarda quindi la lettura delle motivazioni, più che il quadro delle condizioni psichiche.
All’udienza, presieduta dalla giudice Donatella Pianezzi, erano presenti anche i legali delle altre vittime. Con l’esame della perizia, il procedimento torna ora alla Procura, chiamata a formulare la richiesta di rinvio a giudizio. El Koudri risulta indagato per strage, lesioni personali e porto di coltello; per il primo dei reati contestati è prevista la pena dell’ergastolo.