Si allarga il fronte dei parenti che chiedono di riaprire le indagini sugli omicidi attribuiti al cosiddetto Mostro di Modena. L’avvocato Barbara Iannuccelli ha fatto sapere che sono ormai sette le famiglie che le hanno conferito mandato per sollecitare nuovi accertamenti sui delitti rimasti senza una soluzione.
Tra queste ci sono anche i familiari di Filomena Gnasso, considerata la prima vittima della serie. La donna, 43 anni, fu uccisa il 15 novembre 1983 e venne trovata senza vita sul ciglio di una strada nella zona Nord di Modena. Per il suo caso, secondo quanto riferito dalla legale, la medicina legale aveva individuato sul corpo tracce riconducibili all’assassino, che all’epoca non era stato possibile interpretare.
Nuove analisi sui reperti
La richiesta della famiglia nasce dalla possibilità di sottoporre quei materiali a esami più avanzati rispetto a quelli disponibili negli anni Ottanta. L’obiettivo è verificare se le tracce possano oggi fornire elementi utili all’identificazione del responsabile, anche attraverso tecniche di analisi del Dna e delle impronte.
Le indagini sulla vicenda risultano nuovamente attive e sono state affidate a polizia e carabinieri. La Procura di Modena ha incaricato la Squadra mobile di esaminare i fascicoli già raccolti e di verificare l’eventuale presenza di elementi mai approfonditi. I carabinieri, inoltre, si sono recati in Medicina legale per recuperare i reperti ancora conservati, compresi gli oggetti sequestrati sulle scene dei delitti.
Un precedente importante riguarda Anna Maria Palermo, morta il 26 gennaio 1994. I suoi familiari sono stati i primi a presentare un’istanza di riapertura attraverso l’avvocato Iannuccelli. Tra i materiali acquisiti sulla scena, secondo quanto dichiarato dalla legale, c’erano alcune siringhe contenenti sangue di tipo diverso sia tra loro sia rispetto a quello della vittima. Le analisi moderne potrebbero consentire nuovi confronti con persone già comparse, a vario titolo, nelle indagini.
Dieci vittime tra il 1983 e il 1995
La serie comprende, secondo l’ipotesi investigativa, dieci giovani donne uccise tra il 1983 e il 1995 con modalità diverse: coltellate, percosse, strangolamenti o simulazioni di overdose. Le vittime erano in alcuni casi coinvolte nel mondo della prostituzione o della tossicodipendenza, ambienti che furono a lungo esaminati dagli investigatori.
Dopo Filomena Gnasso furono uccise Giovanna Marchetti, trovata a Baggiovara nel 1985, e Donatella Guerra, il cui corpo venne rinvenuto a San Cesario. Seguirono Marina Balboni, trovata a Carpi, Claudia Santachiara, rinvenuta in un canale a Campogalliano, e Fabrizia Zuccarini, il cui corpo riemerse a San Prospero. Antonietta Sottosanti fu uccisa nella propria abitazione, mentre Anna Abruzzese venne trovata in un campo nel 1992.
Le ultime due vittime furono Anna Maria Palermo, il cui corpo venne ritrovato in un canale di via Formigina, e Monica Abate, uccisa il 3 gennaio 1995. In quest’ultimo caso, l’ipotesi è che l’omicidio sia stato fatto apparire come un’overdose. Le nuove istanze puntano ora a verificare se i reperti ancora disponibili possano chiarire collegamenti tra i diversi fascicoli e contribuire a dare una risposta alle famiglie.