Sanità integrata

Modena, il futuro degli ospedali passa da Baggiovara

L’ex dirigente Unimore: meno degenze e più assistenza fuori dai reparti

Modena, il futuro degli ospedali passa da Baggiovara

Concentrare la maggior parte delle specialità a Baggiovara può rappresentare, nel lungo periodo, una scelta sostenibile per la sanità modenese. A sostenerlo è Paolo Frigio Nichelli, ex direttore del Dipartimento di Neuroscienze e già presidente della Facoltà di Medicina e chirurgia di Unimore, secondo il quale la riorganizzazione non implicherebbe lo smantellamento immediato del Policlinico, ma un percorso graduale verso un sistema più integrato.

Per Nichelli, il numero di posti letto e la vicinanza del Policlinico al centro cittadino non sono criteri sufficienti per misurare la qualità dell’assistenza. Il pronto soccorso, ha spiegato, dovrà continuare a garantire le specialità di base, tra cui medicina, chirurgia e ortopedia. Anche le attività pediatriche e materno-infantili, almeno per il momento, dovrebbero restare al Policlinico. La revisione dell’assetto ospedaliero, a suo giudizio, sarebbe però dovuta iniziare già dopo il terremoto, quando la Regione scelse di mantenere l’organizzazione esistente sostenendo costi rilevanti.

Il nodo delle risorse

Il punto centrale, secondo l’ex dirigente universitario, è evitare che gli investimenti si concentrino soltanto su nuovi edifici e strutture. La costruzione di un’ulteriore parte dell’ospedale vicino a Baggiovara avrebbe senso economico soltanto se accompagnata da una riduzione della funzione del Policlinico. In caso contrario, il rischio sarebbe quello di continuare a finanziare il patrimonio edilizio senza rafforzare il funzionamento complessivo del sistema.

Nichelli richiama anche la necessità di ripensare la sanità territoriale, indicata come uno dei punti deboli del Servizio sanitario nazionale e resa evidente dall’esperienza del Covid. In questo quadro, i medici di medicina generale dovrebbero assumere un ruolo più centrale nel cambiamento dell’assistenza. Secondo l’ex presidente della Facoltà di Medicina, occorrerebbe inoltre rivedere il loro rapporto con il sistema pubblico, compresi i meccanismi di retribuzione, e collegare questa trasformazione allo sviluppo delle case della comunità.

Meno degenze, più assistenza a domicilio

La prospettiva indicata per Modena è quella di un unico sistema ospedaliero articolato, considerando che il territorio e la sua popolazione non avrebbero bisogno di due ospedali pienamente separati. Il tema, osserva Nichelli, non riguarda soltanto l’organizzazione attuale, ma le funzioni che le strutture dovranno svolgere nei prossimi dieci o vent’anni.

Gli ospedali moderni, ha aggiunto, saranno sempre più costosi anche per il peso delle tecnologie e dovranno ridurre i tempi di permanenza dei pazienti. La direzione indicata è quindi quella di meno posti letto, accompagnati da una rete territoriale più organizzata. A sostegno di questa tendenza, Nichelli ha citato i ricoveri brevi dopo interventi complessi e la possibilità, già sperimentata in altri Paesi, di ricorrere all’ospedalizzazione domiciliare. Il cambiamento, nella sua analisi, dovrà essere preparato coinvolgendo tutte le parti interessate e tenendo insieme riorganizzazione degli ospedali e assistenza fuori dai reparti.