Il Consiglio comunale di Modena ha respinto la mozione presentata da Fratelli d’Italia per introdurre un piano del colore dedicato alle facciate degli edifici cittadini. La proposta, illustrata dal consigliere Dario Franco, è stata votata favorevolmente da FdI e Modena in Ascolto, mentre Pd, Avs e M5s hanno espresso parere contrario.
La proposta di Fratelli d’Italia
Il documento chiedeva a sindaco e giunta di realizzare, entro tre mesi, un censimento delle facciate ristrutturate tra il 2021 e il 2025 e di predisporre, entro sei mesi, un piano completo di analisi cromatiche. Tra gli strumenti indicati figuravano tavolozze differenziate per zone omogenee, linee guida sui materiali, strumenti digitali di consultazione e incentivi per l’adeguamento volontario.
Secondo i proponenti, gli interventi realizzati con il Superbonus 110% avrebbero modificato l’aspetto di diversi edifici, creando un’uniformità cromatica ritenuta poco coerente con la tradizione cittadina. L’obiettivo dichiarato era preservare l’identità cromatica di Modena attraverso il coinvolgimento di tecnici, ordini professionali e cittadini. Per FdI, la mozione avrebbe rappresentato anche uno strumento concreto per contrastare il degrado urbano.
Le motivazioni del voto contrario
La maggioranza ha giudicato la proposta riduttiva rispetto alla complessità della qualità urbana. Il colore, è stato osservato durante il dibattito, costituisce soltanto uno degli elementi che definiscono lo spazio urbano, insieme alla morfologia degli edifici, al contesto territoriale e alle caratteristiche dei quartieri. L’introduzione di palette uniformi per l’intera città rischierebbe quindi di semplificare eccessivamente la varietà di Modena.
È stata inoltre contestata l’efficacia delle misure rispetto agli interventi già realizzati: un piano del colore non potrebbe infatti avere effetti retroattivi sulle trasformazioni degli ultimi anni. Fabio Poggi ha parlato di una distanza tra la diagnosi del problema e le soluzioni indicate. La maggioranza ha ricordato anche che il Comune dispone già di strumenti regolativi, tra cui l’Abaco dei colori storici e il regolamento edilizio, aggiornabili nell’ambito della pianificazione ordinaria.
Nel corso della discussione, Diego Lenzini del Pd ha invitato a non ricondurre la qualità urbana alla sola questione cromatica, mentre Alberto Bignardi ha evidenziato una contraddizione tra l’assenza di oneri per i cittadini e la richiesta di risorse pubbliche. Martino Abrate, per Avs, ha condiviso l’obiettivo di una città più curata, ma ha giudicato confusi obiettivi, costi e tempi della mozione.
Giovanni Silingardi del M5s ha definito irrealistiche le risorse e le tempistiche previste. Dalla Lega, Giovanni Bertoldi ha segnalato il rischio di omologazione cromatica, pur annunciando un voto favorevole con riserve. Luca Negrini e Ferdinando Pulitanò hanno infine difeso l’iniziativa di Fratelli d’Italia, sostenendo che il tema potrebbe tornare al centro del dibattito politico cittadino.