Presidio davanti alla sede di Hesperia per protestare contro una situazione che i lavoratori definiscono ormai insostenibile. Sui cartelli esposti durante la mobilitazione compaiono frasi come Hesperia come il Titanic, stiamo affondando e Hesperiamo di arrivare a fine mese, a sintetizzare il malcontento del personale dell’ospedale privato convenzionato.
Tra i dipendenti presenti c’è Riccardo Bracigliano, infermiere di chirurgia, che denuncia il blocco degli stipendi e le difficoltà legate all’organizzazione del lavoro. Secondo il lavoratore, le retribuzioni sono sostanzialmente ferme da anni e l’aumento delle addizionali comunali e regionali ha portato, in alcuni casi, a una busta paga netta persino più bassa rispetto a quella dei colleghi del settore pubblico.
Le denunce del personale
Per Bracigliano, tuttavia, la protesta non riguarda soltanto l’aspetto economico. Tra i motivi di disagio vengono indicati anche le dinamiche organizzative e disciplinari interne e la pressione a svolgere il lavoro di più persone. Una posizione condivisa da Angelo Curcio, infermiere e padre di tre figli, secondo il quale l’aumento del costo della vita rende sempre più difficile arrivare a fine mese.
Curcio chiede che i dipendenti possano ricevere retribuzioni più vicine a quelle riconosciute ai lavoratori della sanità pubblica. Il messaggio riportato sul cartello Hesperiamo di arrivare a fine mese, spiega, rappresenterebbe in modo diretto la condizione vissuta da molti colleghi.
Carenze di organico e lavoro aggiuntivo
Nel corso del presidio è stata segnalata anche la carenza di personale. Marcella Manfredini, fisioterapista nella sede di Carpi, riferisce che in caso di malattia o di permessi familiari non sempre viene garantita una sostituzione. La lavoratrice cita inoltre la chiusura della struttura per due mezzi pomeriggi nella settimana precedente, dovuta all’assenza di personale di segreteria.
Un ulteriore problema riguarda il lavoro oltre l’orario previsto. Valeria Soddu, ausiliaria di sala operatoria, spiega che il personale deve occuparsi anche del rifornimento dei magazzini destinati alle sale operatorie. La scarsità di addetti, sostiene, rende più pesanti le mansioni e aumenta il carico di lavoro, mentre i contratti e gli stipendi restano fermi da anni. La mobilitazione riunisce quindi rivendicazioni salariali e contestazioni sulle condizioni organizzative interne.