Scuola e risorse

Corsi d’italiano per genitori, a Modena l’allarme della Cisl

Il sindacato chiede personale, sedi e orari flessibili per attuare il nuovo obbligo senza aggravare la pressione sugli istituti.

Corsi d’italiano per genitori, a Modena l’allarme della Cisl

Il decreto del Governo che introduce l’obbligo di corsi di italiano per i genitori degli alunni stranieri rischia di mettere ulteriormente sotto pressione il sistema scolastico della provincia di Modena. A lanciare l’allarme, il 21 settembre 2026, è stato Carmelo Randazzo, segretario generale della Cisl Scuola Emilia Centrale, secondo cui la misura non può limitarsi a indirizzare le famiglie verso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, senza verificare che le strutture siano in grado di accoglierle.

Il riferimento è in particolare al Cpia, che dovrebbe garantire l’offerta formativa rivolta agli adulti. A Modena, però, i corsi estivi risultavano già completamente esauriti. Per il sindacato, l’introduzione di una nuova domanda deve quindi essere accompagnata da finanziamenti destinati a docenti di italiano L2, mediatori culturali e personale amministrativo. Servono inoltre sedi adeguate, tempi compatibili con il lavoro e orari flessibili per le persone con figli piccoli.

Una pressione già elevata

La questione si inserisce in un quadro scolastico provinciale già caratterizzato da una forte presenza di alunni con cittadinanza non italiana. Nell’ultimo anno scolastico, 980 sezioni e classi statali su 4.245, pari al 23,1% del totale, hanno superato il limite di legge del 30% di alunni stranieri. La percentuale raggiunge il 40,1% nelle scuole dell’infanzia, il 30,9% nelle primarie, il 24% nelle secondarie di primo grado e l’11,5% nelle superiori.

Nel complesso, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole statali modenesi erano 18.716, pari al 20,52% del totale. Alle primarie, 42 istituti su 135 oltrepassavano la soglia del 30%; tra questi, 24 superavano il 40%, otto il 50% e quattro il 60%. I valori più elevati riguardavano le Pascoli di Modena, con il 70,2%, le Barozzi di Vignola e le Collodi di Modena, entrambe al 66,5%, e la Giotto-Area Crotti di Carpi, al 61,1%.

La concentrazione interessa anche le scuole secondarie di primo grado. In questo segmento, 11 plessi su 63 superavano il limite: tra i dati indicati figurano il 41,6% del Parco Ducale di Sassuolo, il 35,3% del Marconi di Modena e dello Zanoni di Concordia, il 34,5% del Righi di Montese, il 34,4% dell’Alberto Pio di Carpi e il 33,6% del Muratori di Vignola.

I rischi segnalati dal sindacato

Secondo la Cisl Scuola Emilia Centrale, irrigidire il tetto del 30% senza risorse aggiuntive e senza valutazioni individuali potrebbe produrre effetti controproducenti. Il trasferimento degli alunni da un plesso all’altro, sostiene il sindacato, rischierebbe di spostare il problema senza risolverlo, aumentando il pendolarismo e la concentrazione nelle sedi vicine.

Un altro elemento riguarda il criterio della cittadinanza, che non coinciderebbe necessariamente con il livello di competenza linguistica. Molti studenti nati in Italia utilizzano quotidianamente la lingua, mentre altri possono avere bisogno di sostegno indipendentemente dal passaporto. Senza docenti specializzati e mediatori, inoltre, le deroghe rischierebbero di limitarsi a certificare le difficoltà senza offrire strumenti concreti.

La misura potrebbe infine accentuare le disuguaglianze tra i territori. Nei piccoli Comuni spesso non esistono alternative scolastiche, mentre nelle città lo spostamento fuori dal quartiere può aumentare i costi di trasporto e interrompere la continuità educativa. Per Randazzo, l’alfabetizzazione resta un passaggio decisivo per la partecipazione alla comunità, ma l’obbligo deve essere sostenuto da investimenti strutturali e non trasformarsi in un ulteriore carico burocratico.