Gli avvocati penalisti di Modena hanno aderito all’astensione nazionale dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale proclamata dalla giunta dell’Unione delle camere penali italiane. La mobilitazione è iniziata mercoledì 23 settembre 2026 e proseguirà fino al 29 settembre, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione su alcune questioni ritenute centrali per il funzionamento della giustizia e per la tutela dei diritti degli indagati e degli imputati.
All’origine della protesta c’è il caso emerso nella casa circondariale di Perugia Capanne, dove per circa sei mesi sarebbero stati captati sistematicamente i colloqui tra detenuti e almeno quindici difensori diversi da quello indicato nel provvedimento autorizzativo. Secondo la Camera penale, a oltre due mesi dalla denuncia pubblica e dagli impegni assunti dal ministro della Giustizia non sarebbe stata ancora resa nota una ricostruzione ufficiale. L’organismo dei penalisti contesta inoltre al procuratore generale di Perugia un presunto rifiuto di trasparenza sulla vicenda.
Le questioni al centro dell’astensione
Tra le ragioni dell’iniziativa figurano anche il blocco delle riforme di garanzia sul sequestro dei dispositivi digitali e i tentativi di ampliare l’uso delle intercettazioni a fatti estranei al procedimento originario. I penalisti criticano inoltre l’estensione del fermo preventivo di polizia, ritenuta di dubbia compatibilità con l’articolo 13 della Costituzione, e la proposta di modificare la presunzione di imputabilità dei minori.
Nel documento diffuso dalla categoria viene richiamata anche la situazione degli istituti di pena italiani, indicata attraverso un tasso di sovraffollamento del 139,5 per cento e trentatré suicidi registrati nel 2026. Secondo gli avvocati, il quadro richiede interventi strutturali sulle condizioni di detenzione, sull’accesso alle misure alternative e sulle politiche di reinserimento sociale.
Le critiche al progetto Semi di giustizia
La Camera penale di Modena Carl’Alberto Perroux ha poi espresso riserve sul progetto Semi di giustizia, annunciato dalla procura della Repubblica di Modena. L’iniziativa prevede l’affiancamento di dodici giovani volontari del servizio civile all’ufficio nella gestione dei fascicoli relativi ai reati del cosiddetto codice rosso.
Il consiglio direttivo precisa di non mettere in discussione la tutela delle vittime, ma osserva che il rafforzamento organizzativo riguarderebbe esclusivamente il versante dell’accusa e dell’assistenza alla persona offesa. La critica riguarda procedimenti già caratterizzati da tempi compressi e da misure cautelari che, secondo i penalisti, vengono spesso adottate sulla sola base della denuncia. Non sarebbe previsto, rileva la Camera penale, un investimento analogo per garantire all’indagato un’adeguata informazione sui propri diritti.
In coincidenza con la conclusione dell’astensione, per martedì 29 settembre alle ore 15 è stata convocata una manifestazione pubblica. Il corteo partirà da strada Sant’Anna 130, in corrispondenza della fermata capolinea Seta dell’autobus di linea numero 11, e raggiungerà il piazzale davanti alla casa circondariale di Modena, al civico 370 di strada Sant’Anna, dove si terrà un presidio.
I partecipanti chiederanno misure per ridurre il sovraffollamento carcerario, un piano straordinario per l’accesso alle alternative alla detenzione e il reinserimento dei detenuti, oltre all’assunzione di personale civile. La richiesta comprende anche un cambio di indirizzo rispetto alla creazione di nuovi reati, con particolare riferimento a quelli legati alla povertà, al dissenso sociale, alle condotte dei minori, all’uso di droghe e all’immigrazione. Nella nota conclusiva, la Camera penale sostiene che la mobilitazione riguardi il modello di giustizia penale e il rispetto della Costituzione, anche nei procedimenti connessi a episodi di violenza.