Le parole della dirigente del liceo Fanti di Carpi hanno aperto un confronto sull’abbigliamento degli studenti. Durante un incontro con i genitori, la preside avrebbe dichiarato di essere pronta a rispedire a casa le studentesse che si presentassero in istituto con abiti ritenuti non adeguati. Tra gli esempi citati figurerebbero top poco più grandi di un reggiseno e pantaloncini considerati troppo corti.
Il tema del cosiddetto dress code scolastico non è nuovo, ma le dichiarazioni hanno provocato la reazione della Flc Cgil di Modena e della Rete studenti medi. Il sindacato contesta innanzitutto l’assenza di criteri oggettivi per stabilire quando un abito possa essere considerato inappropriato e chiede di sapere sulla base di quali regole una studentessa potrebbe essere allontanata dalle lezioni.
Il diritto allo studio
Eleonora Verde, segretaria della Flc Cgil scuola di Modena, sostiene che il diritto all’istruzione non possa essere subordinato a valutazioni soggettive sull’abbigliamento. Secondo la sindacalista, alle famiglie non dovrebbe essere richiesto di sostenere la spesa per un guardaroba specifico da utilizzare esclusivamente a scuola, come se l’istituzione potesse stabilire quale sia il modo corretto di vestirsi.
Verde definisce inoltre sorprendente il fatto che il dibattito scolastico si concentri ancora in modo significativo sull’aspetto esteriore delle ragazze. A suo giudizio, la scuola dovrebbe trasmettere un messaggio fondato sulla persona, sul comportamento, sul rispetto degli altri, sulla capacità di ascolto, sull’impegno e sulla partecipazione alla vita scolastica, senza giudicare gli studenti per il loro aspetto.
La rappresentante della Flc Cgil chiede anche chiarimenti sull’eventuale applicazione concreta delle indicazioni della dirigente. Restano da definire, osserva, i criteri da utilizzare, chi dovrebbe stabilire se un abito è inadeguato e se si arriverebbe davvero a rimandare a casa le studentesse. Per il sindacato, il decoro scolastico dovrebbe riguardare soprattutto le relazioni: rispetto reciproco, educazione, ascolto, responsabilità e impegno.
Le contestazioni degli studenti
Una posizione analoga è stata espressa da Frida Fruggeri della Rete studenti medi. Secondo la rappresentante, il diritto allo studio e a un’istruzione di qualità non possono dipendere dall’abbigliamento di una studentessa o di uno studente. Fruggeri ritiene inoltre preoccupante che il tema venga affrontato in un clima segnato da recenti dichiarazioni pubbliche che hanno collegato la rispettabilità delle donne alla lunghezza delle gonne.
La Rete studenti medi sostiene che il valore di una donna o di una ragazza non debba essere associato all’apparenza e che la scuola dovrebbe contribuire a decostruire questi stereotipi, non alimentarli. Le priorità indicate sono garantire il diritto allo studio, costruire un ambiente formativo e promuovere il rispetto reciproco, evitando giudizi o provvedimenti basati esclusivamente sul modo di vestire.