Otto morti sul lavoro in sette mesi hanno portato la provincia di Modena nella zona arancione del rischio infortuni secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Vega. Il dato, riferito al periodo compreso tra gennaio e luglio 2026, colloca il territorio modenese al terzo posto in Emilia-Romagna per numero assoluto di vittime, dietro Bologna e Reggio Emilia.
Dei decessi registrati in provincia, sei sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre altri due hanno riguardato incidenti in itinere, nel tragitto tra casa e luogo di lavoro. A livello regionale, Bologna conta 14 vittime e Reggio Emilia nove. Il bilancio modenese risulta quindi più grave rispetto all’andamento complessivo dell’Emilia-Romagna, che resta classificata in zona gialla.
L’incidenza sopra la media
A determinare la classificazione non è soltanto il numero complessivo dei decessi, ma anche l’indice di incidenza, calcolato in rapporto al numero di occupati. Per Modena il valore raggiunge 18,6 morti ogni milione di lavoratori, contro una media nazionale di 17,8 e una regionale di 16,4. Nel confronto con le altre province dell’Emilia-Romagna, il dato modenese è inferiore soltanto a quello di Reggio Emilia, pari a 32,8, Ravenna, a 23,3, e Bologna, a 22,3.
Il quadro regionale dei primi sette mesi dell’anno comprende 48 decessi complessivi. L’Osservatorio segnala una variazione nella composizione degli incidenti: diminuiscono le vittime sulla strada, mentre aumentano quelle avvenute direttamente in occasione di lavoro, passate da 29 nello stesso periodo del 2025 a 34 nel 2026. Nello stesso arco temporale, le denunce totali di infortunio in Emilia-Romagna sono cresciute da 38.303 a 40.486.
Le categorie più esposte
Tra gli elementi evidenziati dall’analisi figurano la condizione dei lavoratori stranieri e l’età delle persone coinvolte. Dei 34 decessi avvenuti durante l’attività lavorativa in regione, 12 hanno riguardato cittadini stranieri, oltre un terzo del totale. Le fasce anagrafiche con il maggior numero di vittime sono invece quelle tra 45 e 54 anni e tra 55 e 64 anni, entrambe con 11 casi mortali.
Per Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, i dati dei primi sette mesi richiedono attenzione e interventi di prevenzione rivolti soprattutto ai contesti e alle categorie più esposte. L’analisi invita inoltre a verificare nei prossimi mesi se le criticità emerse, compreso l’aumento delle vittime straniere, tenderanno a consolidarsi.