Dati economici

La stretta Bce gela credito e investimenti: l’allarme da Modena

Lapam segnala una contrazione dei finanziamenti e una frenata della spesa in macchinari

La stretta Bce gela credito e investimenti: l’allarme da Modena

Il nuovo rialzo dei tassi deciso dalla Bce aggiunge pressione sulle micro e piccole aziende, già alle prese con gli effetti della stretta monetaria avviata nel 2022. A lanciare l’allarme è Daniele Mazzini, presidente di Lapam Confartigianato, secondo cui l’aumento del costo del denaro rischia di ridurre ulteriormente la domanda di finanziamenti e di frenare i programmi di sviluppo delle attività di minori dimensioni.

Il Consiglio direttivo dell’istituto centrale ha aumentato di 25 punti base i tassi di riferimento. Nel frattempo, il costo del credito ha raggiunto il 3,86%, registrando un incremento di 37 punti base in quattro mesi e di 223 punti base rispetto a giugno 2022. Per le imprese, in particolare quelle con minore capacità finanziaria, il maggiore onere per i prestiti può tradursi in una riduzione delle risorse disponibili per investimenti, innovazione e rinnovo degli strumenti produttivi.

Prestiti in calo per le piccole aziende

I dati citati da Lapam mostrano una contrazione già in corso. A marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese sono diminuiti del 4,3% su base annua, rispetto al calo del 4% rilevato a dicembre 2025. La flessione si inserisce in un quadro di rallentamento dell’attività di investimento, con possibili conseguenze sulla capacità delle aziende di affrontare i cambiamenti tecnologici e produttivi.

Nel secondo trimestre del 2026 gli investimenti in macchinari sono infatti scesi del 2,3% rispetto al trimestre precedente. Il confronto annuo resta positivo, con una crescita dell’1,2%, ma il dato rappresenta una forte decelerazione rispetto al +6,4% registrato nel primo trimestre. Per Mazzini, si tratta di un segnale da monitorare perché la spesa in macchinari incide direttamente sulla competitività del sistema produttivo.

Il nodo della doppia transizione

Nel 2025 le micro e piccole imprese hanno investito complessivamente 42,7 miliardi di euro in macchinari. Il 69,4% ha destinato risorse ad almeno un ambito della transizione digitale, mentre il 21% ha investito in tecnologie green. L’aumento del costo del credito rischia quindi di intervenire in una fase nella quale le aziende sono chiamate a rendere più efficienti, digitali e sostenibili i propri processi.

Secondo Lapam, una frenata degli investimenti potrebbe ripercuotersi non solo sulla capacità innovativa, ma anche sulla produttività e sulla crescita economica. L’associazione chiede particolare attenzione alle condizioni di accesso al credito per le imprese di minori dimensioni e sottolinea la necessità di conciliare la stabilità dei prezzi con il sostegno allo sviluppo. La preoccupazione espressa da Mazzini è che il costo del denaro diventi un ostacolo ai programmi di innovazione e rafforzi il rallentamento già evidenziato dai dati sui finanziamenti e sui macchinari.