A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, la Flc-Cgil di Modena segnala difficoltà organizzative legate alla composizione degli organici e alla gestione del personale. Al centro della denuncia ci sono i nuovi posti-orario, ottenuti sommando ore distribuite su più istituti, anche a 40 chilometri di distanza l’uno dall’altro.
Secondo il sindacato, questa organizzazione sta creando problemi sia alle istituzioni scolastiche sia ai lavoratori. In diverse realtà, proprio a causa della carenza di personale, si starebbe valutando o sarebbe già stata programmata un’apertura ridotta nella prima settimana di lezione. Una misura che, sottolinea la Flc-Cgil, non dipenderebbe da esigenze didattiche, ma dalla necessità di affrontare organici ancora incompleti e procedure amministrative concluse in ritardo.
Segreterie impegnate nelle nomine
Le segreterie scolastiche sono intanto impegnate nella predisposizione dei contratti destinati ai nuovi arrivi, tra personale a tempo determinato e neoimmessi in ruolo. Il sindacato descrive una corsa contro il tempo e riferisce di un elevato numero di rinunce, oltre che di richieste di rimodulazione o riduzione dell’orario di lavoro.
Il fenomeno riguarderebbe circa il 20% del nuovo personale, sia tra i docenti sia tra gli Ata, cioè assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Sono inclusi i lavoratori assunti a tempo indeterminato e quelli nominati con supplenze annuali, con contratti in scadenza il 31 agosto o il 30 giugno 2027.
Il peso degli affitti
Alla base delle rinunce e delle richieste di modifica dell’orario, secondo la Flc-Cgil, ci sarebbe anche il caro-affitti. Il problema riguarderebbe il personale chiamato a lavorare a Modena, dove il costo degli alloggi renderebbe difficile sostenere una nuova sistemazione con gli stipendi previsti.
La sigla indica retribuzioni che partono da circa 1.100 euro per un collaboratore scolastico e arrivano, in media, a 1.600 euro per le diverse tipologie di docenti. A fronte di queste cifre, afferma il sindacato, canoni compresi tra 600 e 800 euro per abitazioni giudicate inadeguate renderebbero la permanenza in città economicamente insostenibile per una parte dei lavoratori.