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Ammanco Amo, Rossini attacca Comune e maggioranza

La consigliera contesta i conti e chiede chiarezza sul denaro recuperato

Ammanco Amo, Rossini attacca Comune e maggioranza

Elisa Rossini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Modena, accusa il Comune e Amo Spa di aver ridimensionato la portata dell’ammanco registrato nella società di trasporto pubblico locale. Al centro della contestazione c’è una somma complessiva di 582.680 euro, sulla cui gestione e sulle responsabilità la consigliera ha chiesto ulteriori chiarimenti durante la discussione sulla verifica delle società partecipate.

Secondo Rossini, sia il bilancio di Amo sia la delibera del Comune di Modena relativa alla verifica per l’anno 2025 presenterebbero l’ammanco come un evento improvviso, seguito da una riorganizzazione interna ritenuta migliorativa. La rappresentante di Fratelli d’Italia sostiene invece che, prima della sottrazione del denaro, non fossero presenti un’adeguata organizzazione né modelli organizzativi, di gestione e controllo destinati a prevenire episodi di questo tipo.

Le contestazioni in Consiglio comunale

La consigliera attribuisce agli ex amministratori, in base allo statuto della società allora vigente, la competenza sull’adozione degli strumenti organizzativi necessari. Per questo, durante l’esame della delibera sulle partecipate, Fratelli d’Italia ha presentato due emendamenti con l’obiettivo dichiarato di ricostruire le responsabilità e rendere più trasparente la vicenda. Le proposte, riferisce Rossini, sono state respinte dalla maggioranza.

La critica riguarda anche l’atteggiamento tenuto dall’amministrazione comunale nel corso della vicenda. Rossini afferma che la maggioranza avrebbe respinto fin dall’inizio le richieste di trasparenza avanzate dall’opposizione. Si tratta di valutazioni politiche espresse dalla consigliera nel dibattito consiliare e riferite alla gestione dell’ammanco e ai successivi provvedimenti assunti dagli organi della società.

Le somme recuperate

Dalla verifica finale del controllo sulle partecipate, secondo i dati richiamati da Rossini, risultano recuperati e materialmente incassati 89.442,50 euro rispetto all’importo complessivo di 582.680 euro. Nella cifra rientrano 58.422,50 euro e altri 11 mila euro dovuti dai due ex amministratori sulla base del verbale dell’assemblea del febbraio 2026, adottato a fronte della rinuncia all’azione di responsabilità.

La consigliera sostiene inoltre che sia venuto meno il pagamento in 60 rate mensili infruttifere inizialmente previsto per l’ex segretario provinciale del Pd Stefano Reggianini, che avrebbe quindi versato l’intero importo dovuto. Rossini ricorda di aver contestato già dopo l’assemblea dei soci del febbraio 2026 la dilazione, giudicata un trattamento di favore e una possibile forma di tutela insufficiente per il patrimonio pubblico.

Pur giudicando positivamente il recupero più rapido della somma attribuita a Reggianini, Rossini mantiene la propria critica sulla rinuncia preventiva all’azione di responsabilità. A suo avviso, tale decisione comprometterebbe l’obiettivo di tutela del patrimonio pubblico che la Corte dei conti aveva richiesto espressamente al Comune di Modena nel 2025. Nel testo della contestazione non vengono riportate repliche della maggioranza, del Comune o degli altri soggetti coinvolti.