Il futuro degli ospedali modenesi riaccende il confronto politico tra Fratelli d’Italia e Partito democratico. Al centro della discussione ci sono il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, i conti dell’Emilia-Romagna e le ipotesi di riorganizzazione della rete ospedaliera. Nel dibattito sono intervenuti consiglieri comunali, rappresentanti sindacali e medici, con posizioni divergenti sulle conseguenze delle scelte di governo e Regione.
La replica è arrivata dal senatore di FdI Michele Barcaiuolo, che ha contestato le dichiarazioni del consigliere regionale del Pd Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Commissione Sanità della Regione. Secondo Barcaiuolo, chi ricopre un incarico istituzionale di rilievo dovrebbe attenersi ai numeri e non attribuire al governo la responsabilità dei problemi della sanità modenese senza considerare l’andamento dei conti regionali.
Il confronto sul finanziamento nazionale
Muzzarelli aveva sostenuto che il sistema sanitario modenese, negli anni, fosse già stato interessato da interventi di razionalizzazione dei servizi e da una riduzione dei posti letto, sia a livello regionale sia nazionale. A suo giudizio, la rete locale non dovrebbe essere descritta come disordinata o insostenibile e il rischio per la sanità pubblica deriverebbe soprattutto dalla grave sottostima del Fondo sanitario attribuita al governo.
Il consigliere dem aveva inoltre respinto l’idea che i cosiddetti doppioni ospedalieri fossero la causa delle difficoltà e aveva espresso contrarietà a eventuali tagli ai servizi o arretramenti della qualità dell’assistenza pubblica. Le parole sono arrivate mentre è aperta la discussione sull’assetto futuro degli ospedali di Modena e sulle modalità di integrazione e riordino della rete.
Barcaiuolo ha replicato sostenendo che nel 2026 il finanziamento del Servizio sanitario nazionale arriverà a quasi 143 miliardi di euro, con un incremento di circa 17 miliardi rispetto al 2022. Per il senatore, questo dato smentirebbe l’accusa di una riduzione delle risorse da parte dell’attuale governo e dimostrerebbe, al contrario, un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti.
I conti dell’Emilia-Romagna
Nella sua ricostruzione, il parlamentare ha richiamato anche i dati delle aziende sanitarie emiliano-romagnole. Secondo quanto affermato, nel 2024 il sistema regionale avrebbe chiuso con un disavanzo complessivo vicino ai 195 milioni di euro. Barcaiuolo ha quindi attribuito alla Regione la responsabilità delle misure adottate per riequilibrare i conti, tra cui l’aumento dell’addizionale Irpef, la maggiorazione dell’Irap e l’introduzione dei ticket farmaceutici.
Il senatore ha inoltre sostenuto che, durante il decennio precedente al governo Meloni, gli esecutivi di centrosinistra avrebbero determinato minori finanziamenti alla sanità per circa 37 miliardi di euro. Il Fondo, ha aggiunto citando i dati del Ministero della Salute, sarebbe passato da circa 126 miliardi nel 2022 ai quasi 143 miliardi previsti per il 2026.
Il confronto resta dunque legato a due letture opposte: da una parte Muzzarelli indica nella disponibilità insufficiente di risorse nazionali il principale rischio per i servizi pubblici; dall’altra Barcaiuolo richiama l’aumento degli stanziamenti statali e il disavanzo regionale. Sullo sfondo rimane la discussione sul futuro degli ospedali modenesi e sull’impatto che le scelte di riorganizzazione potranno avere sull’assistenza.