Qualità urbana

Modena, il Consiglio comunale respinge il piano del colore

La proposta di Fratelli d’Italia chiedeva censimento, linee guida e incentivi dopo gli interventi legati al Superbonus 110%

Modena, il Consiglio comunale respinge il piano del colore

Il Consiglio comunale di Modena ha respinto la mozione presentata da Fratelli d’Italia per introdurre un piano del colore destinato a rendere più coerenti le facciate degli edifici cittadini. La proposta, illustrata dal consigliere Dario Franco, è stata votata a favore da FdI e Modena in Ascolto, mentre hanno espresso parere contrario Pd, Avs e Movimento 5 Stelle.

Il documento nasceva dalla valutazione degli effetti prodotti dagli interventi edilizi collegati al Superbonus 110%, che secondo i proponenti avrebbero modificato l’aspetto di numerosi palazzi e introdotto una maggiore uniformità cromatica, non sempre coerente con la tradizione della città. L’obiettivo dichiarato era tutelare l’identità visiva di Modena attraverso uno strumento organico di indirizzo.

Le misure contenute nella mozione

La mozione impegnava sindaco e giunta a realizzare, entro tre mesi, un censimento delle facciate ristrutturate tra il 2021 e il 2025. Entro sei mesi avrebbe dovuto essere predisposto un piano completo di analisi cromatiche, tavolozze riferite a zone omogenee e indicazioni sui materiali da utilizzare.

Tra le misure ipotizzate figuravano anche strumenti digitali per la consultazione e incentivi destinati a favorire l’adeguamento volontario degli edifici. Franco ha chiesto inoltre il coinvolgimento di tecnici, ordini professionali e cittadini, sostenendo che la questione non riguardasse soltanto l’estetica degli immobili, ma anche la conservazione dei caratteri distintivi del tessuto urbano.

Le motivazioni del voto contrario

La maggioranza ha giudicato la proposta troppo riduttiva rispetto alla complessità della qualità urbana. Nel corso del dibattito è stato sottolineato che il colore rappresenta soltanto uno degli elementi che contribuiscono alla definizione dello spazio cittadino, insieme alla morfologia degli edifici, al contesto territoriale e alle caratteristiche dei diversi quartieri.

Secondo i consiglieri contrari, l’introduzione di palette uniformi per l’intero territorio rischierebbe di semplificare eccessivamente una realtà caratterizzata da differenze tra centro storico, periferie e altre aree della città. È stata inoltre contestata l’efficacia della proposta rispetto alle opere già eseguite: un piano del colore, è stato osservato, non avrebbe effetto retroattivo sugli interventi realizzati negli ultimi anni.

Fabio Poggi ha parlato di un cortocircuito tra la diagnosi del problema e le soluzioni individuate. La maggioranza ha ricordato anche che il Comune dispone già di strumenti regolativi, tra cui l’Abaco dei colori storici e il regolamento edilizio, che possono essere aggiornati nell’ambito della pianificazione ordinaria senza ricorrere a un intervento straordinario.

Nel dibattito, Diego Lenzini del Pd ha invitato a non ridurre il tema della cura della città a una questione cromatica, definendo la mozione semplificatoria e difficilmente applicabile. Alberto Bignardi ha evidenziato la possibile contraddizione tra l’assenza di costi a carico dei cittadini e la richiesta di risorse pubbliche, osservando che armonizzare non dovrebbe significare rendere tutti gli edifici uguali.

Martino Abrate di Avs ha condiviso l’obiettivo di una città più curata, ma ha rilevato confusione tra ambiti diversi e poca chiarezza su obiettivi, costi e tempistiche. Giovanni Silingardi del Movimento 5 Stelle ha giudicato irrealistiche le risorse e i tempi indicati.

La Lega, con Giovanni Bertoldi, ha segnalato il rischio di un’omologazione cromatica collegata agli interventi recenti, pur esprimendo dubbi sull’applicabilità della proposta e annunciando un voto favorevole con riserve. Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha difeso la mozione come uno strumento concreto contro il degrado urbano, mentre Ferdinando Pulitanò ne ha rivendicato il significato politico, sostenendo che il tema potrebbe tornare al centro del confronto amministrativo.