Rapporto economico

A Modena servizi in crescita, l’industria perde terreno

Ires e Cgil rilevano meno occupazione manifatturiera, più turismo e forti differenze retributive

A Modena servizi in crescita, l’industria perde terreno

La provincia di Modena mantiene una struttura economica solida, ma attraversa una fase di trasformazione segnata dal rallentamento della manifattura, dalla crescita dei servizi e da persistenti disuguaglianze sociali. È il quadro che emerge dalla 18esima edizione dell’Osservatorio su Economia e Lavoro, curato da Ires insieme alla Cgil. Secondo l’analisi, il valore aggiunto provinciale dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026.

Il sistema produttivo risente del difficile contesto internazionale e della frenata delle esportazioni, che rappresentano quasi la metà del prodotto interno lordo provinciale. Il calo è stato particolarmente evidente sul mercato statunitense, mentre Germania e Francia hanno mantenuto una maggiore tenuta. Nell’ultimo anno hanno chiuso 166 imprese, soprattutto ditte individuali e realtà artigiane, mentre sono aumentate le società di capitale.

Popolazione e attività economiche

Al 1° gennaio 2026 i residenti nella provincia erano 713.289, con un incremento dello 0,3% in un anno. La crescita è sostenuta soprattutto dal saldo migratorio con l’estero, che compensa un saldo naturale negativo. I cittadini stranieri sono 100.394, pari al 14,1% della popolazione, e risiedono principalmente nei comuni della pianura.

Il territorio deve però affrontare un rapido invecchiamento: l’indice di vecchiaia ha superato quota 200. Sono inoltre più di 49.000 gli over 65 che vivono soli, una condizione che richiede reti assistenziali più articolate. Sul fronte ambientale, la qualità dell’aria è migliorata rispetto al biennio 2016-2017, ma la centralina di via Giardini continua a segnalare criticità legate al traffico urbano. Il consumo di suolo, invece, prosegue lentamente.

Il turismo rappresenta uno dei pochi segnali nettamente positivi. Nel periodo considerato gli arrivi hanno raggiunto quota 935.806, mentre le presenze hanno toccato il dato record di 2.115.708 pernottamenti. La crescita è stata sostenuta soprattutto dai visitatori stranieri, con il capoluogo indicato come principale destinazione dei soggiorni.

Occupazione e divari sociali

Nel 2025 gli occupati erano complessivamente 322.318, con un aumento contenuto rispetto all’anno precedente. Il dato nasconde tuttavia un profondo riequilibrio tra settori: l’industria ha perso quasi 30.000 posti di lavoro, mentre commercio, alberghi e ristorazione hanno registrato una crescita significativa. Nello stesso periodo gli inattivi sono aumentati di circa 2.000 unità.

La trasformazione ha ridotto il peso del lavoro dipendente maschile nella manifattura e favorito il lavoro autonomo e l’occupazione femminile nei servizi. Le difficoltà industriali sono confermate dal raddoppio, nel 2025, delle ore di cassa integrazione straordinaria, concentrate nei comparti meccanico, tessile e nella lavorazione dei minerali non metalliferi, legata al distretto ceramico.

Modena resta al terzo posto in regione per reddito imponibile medio, pari a 27.632 euro, ma le differenze territoriali sono rilevanti. Castelnuovo Rangone risulta il comune con i redditi più elevati, seguito dal capoluogo e da Formigine, mentre i valori più bassi si registrano nei centri appenninici di Fiumalbo e Pievepelago.

Rimane ampio anche il divario retributivo di genere. Nel settore privato non agricolo la retribuzione media annua è di 33.235 euro per gli uomini e di 22.782 euro per le donne. La differenza supera quindi i 10.000 euro e, secondo il rapporto, non dipende soltanto dalla maggiore diffusione del part-time femminile: lo squilibrio resta evidente anche tra lavoratori con contratti a tempo pieno e indeterminato.

Per Giuliano Guietti, presidente di Ires Emilia-Romagna, il mercato del lavoro modenese sta attraversando una trasformazione profonda, con la perdita di occupazione industriale compensata solo in parte dall’espansione dei servizi. Il segretario della Cgil di Modena Alessandro De Nicola richiama invece la necessità di tutelare e rilanciare la manifattura e segnala le difficoltà di accesso al lavoro per le donne. Tra le criticità indicate dal sindacato c’è anche il costo degli alloggi, aggravato dall’espansione degli affitti brevi e dalla riduzione delle abitazioni disponibili per famiglie, lavoratori e pensionati.