Urbanistica

Vignola, polemica sulla variante per il ristorante Dispensa Emilia

L’ex sindaca Muratori contesta l’assenza di opere pubbliche nella convenzione e richiama le scelte amministrative del 2020

Vignola, polemica sulla variante per il ristorante Dispensa Emilia

A Vignola si riaccende il confronto politico sulla variante urbanistica che consentirà alla catena Dispensa Emilia di insediarsi nei locali dell’ex fabbrica di cioccolato. Il provvedimento modifica la destinazione d’uso di una parte dell’immobile, trasformandola da produttiva a commerciale, con l’obiettivo di realizzare un nuovo ristorante.

La delibera è stata approvata nonostante il voto contrario compatto del gruppo di minoranza PD – Centrosinistra e progressisti insieme. A motivare l’opposizione è stata Emilia Muratori, ex sindaca e oggi esponente della minoranza, che ha ricostruito l’iter amministrativo e contestato i contenuti della convenzione approvata dal Consiglio comunale.

Il ricorso al Tar e la convenzione

Secondo la ricostruzione dell’opposizione, la vicenda nasce da un cambio di destinazione d’uso per il quale la precedente amministrazione Muratori aveva chiesto al privato un permesso di costruire convenzionato. Lo strumento avrebbe dovuto disciplinare gli obblighi dell’attuatore, compresi eventuali interventi o opere a favore della collettività, come previsto dalla normativa.

Il privato aveva reagito presentando un ricorso al Tar. La convenzione approvata ora prevede il ritiro del contenzioso, ma, secondo Muratori, non include opere o interventi di interesse pubblico. L’ex sindaca ha quindi respinto la posizione del sindaco, secondo cui la rinuncia al ricorso avrebbe un valore pubblico, sostenendo che il semplice ritiro della causa non può essere considerato una compensazione per la trasformazione urbanistica.

Muratori ha inoltre denunciato una presunta incoerenza rispetto alle posizioni assunte in passato dagli esponenti della maggioranza Pasini e Pelloni. Quando si trovavano all’opposizione, ha ricordato, i due amministratori avrebbero sostenuto in una vicenda analoga, quella della Coop, che il ritiro di un contenzioso non rappresentasse un interesse pubblico e che il Comune dovesse invece resistere in giudizio. Da qui l’accusa di applicare due criteri differenti a situazioni considerate comparabili.

Il precedente del 2020

Per comprendere l’origine dell’operazione, la minoranza invita a tornare all’estate del 2020, nelle ultime fasi della legislatura Pelloni, quando il sindaco era stato sostituito dal vicesindaco Pasini. Il 3 agosto 2020 il Consiglio comunale aveva approvato una variante per trasformare un terreno di proprietà pubblica, situato nei pressi della rotonda tra via per Sassuolo e la Tangenziale, da area destinata a servizi pubblici ad area produttiva.

Il giorno successivo, 4 agosto 2020, il terreno era stato conferito a Vignola Patrimonio, società partecipata incaricata di procedere alla vendita a Gimes. Il ricavato dell’operazione era destinato alla riduzione del debito bancario della società. Nel settembre dello stesso anno, l’elezione di Muratori aveva interrotto la continuità amministrativa del centrodestra, a due giorni dalla firma del compromesso davanti al notaio.

L’opposizione ha spiegato anche perché la precedente amministrazione di centrosinistra avesse confermato la variante il 25 gennaio 2021. Le motivazioni indicate erano tecniche ed economiche: il progetto si trovava già in una fase avanzata, riguardava lo sviluppo di un’impresa locale che aveva bisogno di nuovi spazi e, soprattutto, la società Vignola Patrimonio considerava l’operazione necessaria per sostenere l’equilibrio delle finanze pubbliche. La nuova approvazione riporta ora al centro del dibattito il rapporto tra trasformazione del territorio, interessi economici e ricadute per la collettività.